Benedetta (De Nicolo) aveva appena consegnato la sua recensione scritta alla biblioteca: "Sette minuti dopo la mezzanotte" era infatti uno dei titoli proposti dalla commissione del concorso "Letture in ConCorso" 2012. Si è classificata prima nella categoria "15-20 anni".

Definirei questo libro
eccezionale per la capacità di avermi fatto di nuovo sentire piccola, ma allo
stesso tempo struggente come il vuoto lasciato quando qualcuno che ami non è
più accanto a te. Leggendolo, di fatto, ho provato per un istante il gusto di
essere bambina e, nonostante la tristezza della storia, il ricordare quegli
anni, mi ha fatto pensare a tutti i bei momenti vissuti. Ciò che davvero ha riportato
alla mente in me tutto questo sono state le tre storielle raccontate dal
mostro. Sembra quasi un controsenso perché di solito a narrarle, a letto, per
farti addormentare è qualcun altro: il papà a ritorno dal lavoro quando i
genitori non sono separati o la mamma quando a stancarla e a toglierle le forze
non è una malattia, che come una bestia non lascia scampo alla sua preda. La
cosa ancora più strana è che Conor non è intimorito dall’aspetto del mostro che
ha le sembianze di un grosso tasso vivente, che cammina per aiutare le persone
e che parla proprio come un essere umano…a spaventarlo, ogni volta che la sua
sveglia segna le 12.07, è che il grande tasso si metta a parlare, che gli
chieda la sua storia e soprattutto di raccontare la verità.
Ho apprezzato molto la semplicità
usata nel linguaggio ritrovata anche nel modo che l’autore ha scelto per
trasmettere il suo messaggio: i racconti, che proprio come quelle favole che
ascoltiamo da bambini ci insegnano sempre qualcosa…solo che a volte si fa
fatica a capirlo o ancor più vero si ha paura alla sola idea di farlo. La
ragione di tutto ciò è che la verità, anche se si continua ad evitarla, in una
maniera o nell’altra ricompare sempre e fa male. L’unico modo per affrontarla è
capire che si tratta della cosa migliore, convincersi che c’è in ogni caso una spiegazione
dietro a tanta sofferenza e credere che tutto alla fine si sistemi. Conor è
solo un bambino e come tutti i bambini non ha voluto ascoltare nessuno, ma ci
ha creduto…ha creduto nelle favole che lo aiuteranno a distruggere il vero
mostro che lo terrorizza. Non sarà per niente facile, soffrirà e piangerà, ma
quello che conta è che riuscirà a crescere e starà meglio perché al suo
risveglio si accorgerà che il buio è andato via per sempre.
Consiglio questo libro a coloro
per cui la frase ‘C’era una volta…’ non è solo l’incipit delle favole, ma è un
modo per ritornare indietro nel tempo. In particolare però rivolgo l’invito a
quanti, come me, ammirano il gesto di Conor che alla fine ha avuto il coraggio
di scontrarsi col suo incubo e lo ha sconfitto nel momento in cui lo ha
accettato; o semplicemente a chi vorrebbe sapere perché è così importante
farlo. Io ad esempio non posso dire di aver sconfitto tutte le mie paure, però allo
stesso modo del protagonista ho provato ad ascoltare il mostro, quando diceva
che ‘Gli umani sono bestie complicate.’e
che di fronte alla verità: ‘…non conta
quello che pensi perché la tua mente ti contraddirà cento volte al giorno. La
mente crede a bugie confortanti, mentre conosce le dolorose verità che rendono
necessarie quelle bugie. E la tua mente ti punisce perché credi contemporaneamente
a entrambe le cose.’. Riflettendoci ho capito che la verità fa male perché
è gia dentro ciascuno di noi ed è solo tirandola fuori che ci si può sentire
meglio. E tu?
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